07/01/2014
Incenso: lacrime di Boswellia tra religione e scienza

Incenso: lacrime di Boswellia tra religione e scienza
Subito dopo la scoperta del fuoco gli antichi impiegarono poco tempo per realizzare che, a seconda del tipo di legno bruciato, variava anche l’odore prodotto, soprattutto quando tra i vari ceppi erano presenti frasche, radici, fiori, resine o frutti. L’arte delle fumigazioni ha da sempre accompagnato le cerimonie religiose, anche se di credi differenti, sottolineando così il legame tra natura, introspezione e preghiera.

Numerose popolazioni, dai cinesi agli indiani del Nord America, utilizzavano l’incenso, assieme a erbe o resine tipiche della particolare regione di provenienza, sostanzialmente per quattro scopi principali: creare un ambiente favorevole alle divinità, trasmettere, attraverso il fumo ascendente le suppliche di chi lo bruciava agli dei, mascherare o neutralizzare i cattivi odori e aiutare a predisporre corpo, anima e spirito a raggiungere i propri scopi.

“Dove ci sono uomini c’è il fuoco,
dove c’è il fuoco c’è il fumo, 
dove brucia il fumo sacro, c’è armonia.”
(Preghiera degli Indiani d'America)

Oltre ad essere usato durante i riti sacri, l’incenso iniziò ben presto ad essere commercializzato, divenendo così un’importantissima merce di scambio in grado di determinare la nascita e il declino di numerose culture umane.

L’incenso, assieme a oro e mirra, viene consegnato al Bambino Gesù in dono dai Re Magi nella notte dell’Epifania e ancora oggi sono numerose le religioni che lo utilizzano per glorificare le proprie divinità.

Ma cos’è l’incenso? Da dove si può ricavare questa “sostanza” importante nel sacro e nel profano?

La parola incensum significa semplicemente acceso e rimanda a qualsiasi oggetto che, a contatto con il fuoco, continua a bruciare.

L’incenso di migliore qualità si ricava dalle specie Boswellia sacra, Boswellia frereana e Boswellia papyrifera. La Boswellia sacra, la più usata, cresce in Oman, Yemen e nella parte settentrionale della Somalia. È un alberello nodoso caratterizzato dalla presenza di uno o più tronchi che si ramificano a breve altezza dal suolo, facendo assumere all’intera pianta una forma a cono rovesciato.

L’incenso è una gommoresina che essuda dalla corteccia di questi tronchi attraverso decorticazioni ovali a livello dei rami utilizzando un particolare attrezzo: il menghaf, una specie di scalpello affilato da un lato per effettuare la decorticazione, e non affilato dall’altro per raccogliere la resina che fuoriesce.
La resina è classificata in quattro/cinque gradi di qualità in base alla grandezza dei grani essiccati, del colore e della purezza. La qualità dipende anche dal periodo di raccolta e dall’ambiente dove crescono le piante stesse.

Nei paesi Arabi, l’incenso conserva un preciso posto nella farmacopea popolare grazie alle sue specifiche proprietà e oggi gli sono attribuite proprietà antinfiammatorie, sedative e antidolorifiche. Gli acidi boswellici sembrano bloccare, infatti, la formazione dei leucotrieni, responsabili e mediatori chimici dell’infiammazione.
Ancora una volta, la storia tramanda e la scienza aiuta a interpretare…